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Astea sigla il “Patto per la Resilienza idrica” di Utilitalia
Sei linee d'azione per passare dalla gestione delle emergenze alla prevenzione. Il direttore Riderelli Belli: "Garantire la risorsa idrica è una priorità per il Paese"
Anche ASTEA tra le firmatarie del Patto per la Resilienza idrica, l'iniziativa con cui le imprese associate a Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, si impegnano a tutelare la risorsa idrica di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici. La sottoscrizione è avvenuta a Roma, durante l'evento di apertura del Festival dell'Acqua organizzato dalla Federazione.
L'obiettivo del Patto è cambiare approccio: meno interventi in emergenza, più prevenzione. Per questo Utilitalia ha messo a punto sei linee d'azione e un pacchetto di proposte rivolte alle istituzioni e all'Autorità di regolazione, per rendere il servizio idrico più efficiente e capace di reggere eventi climatici sempre più estremi.
A rappresentare ASTEA c'era il direttore Massimiliano Riderelli Belli. "Pensando al futuro – ha dichiarato – abbiamo l'obbligo di garantire la sicurezza e la disponibilità della risorsa idrica, perché fondamentale per il benessere delle persone, la solidità del tessuto produttivo e la stabilità energetica dell'Italia. Si tratta di una priorità strategica che supera i confini del singolo comparto e investe direttamente il futuro e l'interesse del Paese".
I gestori si dicono pronti ad accelerare l'ammodernamento delle reti, riducendo le perdite e preparando le infrastrutture agli effetti di siccità e piogge intense. Per farlo, però, chiedono un quadro di regole e sostegni chiaro e uniforme, che favorisca gli investimenti e aiuti a colmare il divario nelle aree più fragili del Paese.
Le sei linee d'azione
Il primo punto riguarda la gestione industriale: modelli stabili e di lungo periodo, concessioni adeguate agli investimenti necessari e la piena applicazione delle regole di settore su tutto il territorio nazionale, con l'intervento diretto di ARERA dove ancora non avviene.
Il secondo è un sistema idrico "water-smart", basato su competenze, innovazione e digitalizzazione, con meccanismi che premino i gestori più virtuosi e dati standardizzati e condivisibili.
Il terzo punta a superare la frammentazione delle gestioni attraverso aggregazioni, reti d'impresa e un accesso più semplice al credito.
Il quarto chiede di integrare infrastrutture ed ecosistemi: riuso delle acque, protezione delle falde, sistemi di accumulo e soluzioni basate sulla natura. Si apre anche il confronto sulla responsabilità estesa del produttore, utile a finanziare il contrasto ai contaminanti emergenti.
Il quinto riguarda la cultura dell'acqua, con campagne di sensibilizzazione e una collaborazione stabile con le scuole.
Il sesto, infine, riconosce i gestori come "sentinelle territoriali" di fronte agli impatti del clima, chiedendo procedure autorizzative più semplici e un adeguato riconoscimento in tariffa per gli investimenti in prevenzione.
L'obiettivo del Patto è cambiare approccio: meno interventi in emergenza, più prevenzione. Per questo Utilitalia ha messo a punto sei linee d'azione e un pacchetto di proposte rivolte alle istituzioni e all'Autorità di regolazione, per rendere il servizio idrico più efficiente e capace di reggere eventi climatici sempre più estremi.
A rappresentare ASTEA c'era il direttore Massimiliano Riderelli Belli. "Pensando al futuro – ha dichiarato – abbiamo l'obbligo di garantire la sicurezza e la disponibilità della risorsa idrica, perché fondamentale per il benessere delle persone, la solidità del tessuto produttivo e la stabilità energetica dell'Italia. Si tratta di una priorità strategica che supera i confini del singolo comparto e investe direttamente il futuro e l'interesse del Paese".
I gestori si dicono pronti ad accelerare l'ammodernamento delle reti, riducendo le perdite e preparando le infrastrutture agli effetti di siccità e piogge intense. Per farlo, però, chiedono un quadro di regole e sostegni chiaro e uniforme, che favorisca gli investimenti e aiuti a colmare il divario nelle aree più fragili del Paese.
Le sei linee d'azione
Il primo punto riguarda la gestione industriale: modelli stabili e di lungo periodo, concessioni adeguate agli investimenti necessari e la piena applicazione delle regole di settore su tutto il territorio nazionale, con l'intervento diretto di ARERA dove ancora non avviene.
Il secondo è un sistema idrico "water-smart", basato su competenze, innovazione e digitalizzazione, con meccanismi che premino i gestori più virtuosi e dati standardizzati e condivisibili.
Il terzo punta a superare la frammentazione delle gestioni attraverso aggregazioni, reti d'impresa e un accesso più semplice al credito.
Il quarto chiede di integrare infrastrutture ed ecosistemi: riuso delle acque, protezione delle falde, sistemi di accumulo e soluzioni basate sulla natura. Si apre anche il confronto sulla responsabilità estesa del produttore, utile a finanziare il contrasto ai contaminanti emergenti.
Il quinto riguarda la cultura dell'acqua, con campagne di sensibilizzazione e una collaborazione stabile con le scuole.
Il sesto, infine, riconosce i gestori come "sentinelle territoriali" di fronte agli impatti del clima, chiedendo procedure autorizzative più semplici e un adeguato riconoscimento in tariffa per gli investimenti in prevenzione.
















