In cantina con Massi

Il vino delle colline di Pesaro capitale della Cultura 2024

Martedì, 05 Marzo 2024

Il vino delle colline di Pesaro capitale della Cultura 2024
IL VINO DELLE COLLINE PESARESI
Pesaro nel 2024 è stata eletta Capitale della Cultura! Dopo che Luca nella sua rubrica, qui, ci ha illustrato le meraviglie che questa città custodisce, inoltriamoci nelle colline tra filari di vigneti mai stanchi che dall’epoca dei romani hanno saputo deliziare le tavole degli italiani e non solo!
L’area del Montefeltro è stata oggetto di suddivisione dei terreni a favore dei veterani dell’esercito romano.
Permettendo allo sguardo di accarezzare le dolci colline pesaresi, sembra di vedere questi veterani in uniformi scintillanti arrivare a prendere possesso delle proprie terre, portando piccole pianticelle raccolte in chissà quali imprese e viaggi! Si possono così sentire parlare la lingua romana mescolata ai dialetti e lingue diverse di queste pianticelle che crescendo, disperdono per l’aere la loro cultura.

C’è chi ha portato qualcosa dalla Francia, chi dalle terre del Nord e chi dalle terre del Sud: in questo areale si vuole proprio rappresentare ogni storia e ogni racconto della vita del proprietario! Troviamo così vigne di Trebbiano Toscano (chiamato anche Albanella), Verdicchio, Biancame, Pinot Grigio, Riesling Italico, Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco, Pinot Nero per la vinificazione in bianco mentre chi voleva produrre vino rosso non poteva non lasciarsi influenzare dalla vicina Emilia Romagna con il suo Sangiovese, in aggiunta troviamo anche Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot. Pure il Pinot Nero ha saputo qui ritagliarsi i suoi spazi, sia per la vinificazione in bianco sia per la vinificazione in rosso.

Ma guardate...quante viti diverse costellano questi terreni! Le foglie sono tutte diverse e a seconda dei periodi dell’anno i vigneti si macchiano di colori diversi. La suddivisione operata dai romani ha inevitabilmente portato a una grande frammentazione della zona e della viticultura.
Il tempo passa e di padre in figlio i terreni vengono tramandati fino alla caduta dell’impero romano: l’agricoltura diventa allora meramente di sussistenza. Ma la produzione di vini così decantati non poteva finire qui!

Fu grazie alla Chiesa e alla necessità di avere il vino per la celebrazione della Santa Messa che la viticultura tornò ad avere importanza, importanza che mantenne anche con l’avvento della mezzadria.
Cambiano le regole economiche ma non lo stile, non la coltivazione di diverse varietà di uve a seconda del volere del conduttore.
E’ passato tanto tempo dall’assegnazione di questi terreni ai veterani romani e da allora tante cose sono cambiate nel mondo, ma non la tradizione di allevare tante varietà di vite che ha visto la necessità racchiuderle tutte in un’unica grande DOC che comprende queste colline del pesarese, riconosciuta come tale nel 1972.

ZONA DI PRODUZIONE
La zona di produzione della DOC Colli Pesaresi si estende nel territorio del Montefeltro, tra i bacini dei fiumi Metauro e Foglia fino al monte San Bartolo, propaggine sul mare della catena montuosa e collinare dell’entroterra della valle del Foglia.
Il territorio risulta adeguatamente ventilato e luminoso, adatto alla vite anche grazie ai suoi terreni calcarei con sedimenti marini nella fascia costiera.

A seconda della tipologia, la provincia di Pesaro-Urbino risulta così suddivisa:
  •  per le tipologie Bianco, Rosso, Rosato, Sangiovese e Sangiovese Novello, il territorio comprende i comuni di Barchi, Cartoceto, Colbordolo, Fano, Fossombrone, Fratte Rosa, Gabicce Mare, Gradara, Isola del Piano, Montebaroccio, Mondavio, Mondolfo, Montecalvo in Foglia, Monteciccardo, Montefelcino, Montelabbate, Montemaggiore al Metauro, Monteporzio, Orciano di Pesaro, Pergola, Pesaro, Petriano, Piagge, Saltara, San Costanzo, San Giorgio, San Lorenzo in Campo, Sant’Angelo in Lizzola, Sant’Ippolito, Serrungarina, Tavullia e, in parte, il territorio dei comuni di Tavoleto, Auditore, Sassocorvaro, Urbino, Fermignano e Cagli;
  •  per la tipologia Trebbiano l’area comprende il territorio dei comuni di Mombaroccio, Monteciccardo, Petriano, Gabicce Mare, Gradara, Tavullia e, in parte, il territorio dei comuni di Pesaro, Montelabbate, Sant’Angelo in Lizzola, Colbordolo e Urbino nonché le intere isole amministrative n.7 (Montelabbate), n.8 (Urbino), e parte del n.5 (Tavullia);
  •  per la tipologia Biancame si considera il territorio dei comuni di Mondavio, Monte Porzio, Pergola, San Lorenzo in Campo.
Ma non finisce qui! Vi sono tre sottozone che comprendono altrettanti diversi comuni:
  •  sottozona di Focara comprendente la frazione pesarese di Fiorenzuola di Focara, borgo su Monte San Bartolo regno del Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot;
  •  sottozona di Roncaglia che comprende parte del comune di Pesaro, in cui alla base della produzione vi sono Pinot Nero, Trebbiano Toscano, Sauvignon, Pinot Grigio, Pinot Bianco;
  •  sottozona parco naturale Monte San Bartolo che comprende i parte del territorio dei comuni di Pesaro, Cattabrighe, Gradara, Gabicce Mare, dove se la fanno da padroni il Sauvignon e il Sangiovese.

Marche Colli Pesaresi cartina
CURIOSITA’ ENOICA: ma cosa sono le sottozone? Le Sottozone delle Denominazioni sono zone specifiche collocate all’interno del territorio di una denominazione di origine (in questo caso DOC), per le quali all’interno del relativo disciplinare le caratteristiche organolettiche e produttive dei relativi vini vengono definite con riferimento specifico all’area della sottozona, solitamente in maniera più restrittiva rispetto alla denominazione madre. Questo al fine di salvaguardare le peculiarità e il carattere del singolo prodotto.

I VITIGNI
Tanti sono i vitigni compresi nel disciplinare di questa denominazione ed essi comprendono sia vitigni autoctoni come il Verdicchio e il Biancame, ma anche vitigni caratteristici di altre regioni sia limitrofe come il Trebbiano Toscano e il Sangiovese sia più distanti come il Riesling Italico o addirittura oltre confine, come gli internazionali Chardonnay, Sauvignon, Pinot Nero, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon.

DENOMINAZIONI E ABBINAMENTI
La Denominazione di Origine Controllata Colli Pesaresi interessa un vasto areale con diverse tipologie di terreni, di esposizioni e condizioni pedoclimatiche diverse.
Nella versione bianco secco il vino si compone per il 75% da Trebbiano Toscano, Verdicchio, Biancame, Pinot Grigio, Pinot Nero (vinificato in bianco), Riesling Italico, Chardonnay, Sauvignon e Pinot Bianco da soli o congiuntamente, completati per il restante 25% dai vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella regione Marche.

Laddove in etichetta ho la menzione del vitigno, per esempio Biancame o Trebbiano Toscano o Sangiovese (anche Novello), il vino è composto per l’85% dal vitigno citato, completato per il 15% dai vitigni del medesimo colore, idonei alla coltivazione nella regione Marche.
La tipologia rosata si compone per il 70% di Sangiovese e per il restante 30% dai vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella regione Marche.

Diversa è la composizione delle sottozone:
  •  Focara. Con menzione Pinot Nero in etichetta il vino è composto per il 90% da Pinot Nero e per il restante 10% dai vitigni idonei alla coltivazione nella regione Marche. Nella versione Rosso si compone per almeno il 50% di Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot da soli congiuntamente, per massimo il 50% da Sangiovese e per un 25% da vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Marche. Nella tipologia Pinot Nero Spumante, l’85% è Pinot Nero e la restante sono vitigni idonei alla coltivazione nella regione Marche.
  •  Roncaglia. Nella tipologia Bianco è previsto fino al 25% di Pinot Nero vinificato in Bianco e almeno il 75% dai vitigni Trebbiano Toscano, Chardonnay, Sauvignon, Pinot Grigio, Pinot Bianco da soli o congiuntamente. Se vi è la menzione del vitigno esso è presente per il 90% e il restante 10% da vitigni idonei alla coltivazione nella regione Marche. Nella tipologia Pinot Nero Spumante, l’85% è Pinot Nero e la restante sono vitigni idonei alla coltivazione nella regione Marche.
  •  Parco Naturale Monte San Bartolo. Se vi è la menzione del vitigno esso è presente per l’85% e il restante 15% da vitigni idonei alla coltivazione nella regione Marche.

Colli Pesaresi 2
Per tutte le suddette tipologie, se in etichetta vi è la menzione Riserva l’invecchiamento, compreso l’affinamento in bottiglia, è di 24 mesi per i vini rossi e 18 mesi per i vini bianchi, entrambi con un titolo alcolometrico non inferiore a 12%. L’invecchiamento deve avvenire all’interno della zona di produzione.
Tendenzialmente la tipologia Colli Pesaresi Bianco ha colore giallo paglierino più o meno tenute anche con riflessi verdolini a seconda della composizione, al naso i profumi sono fini con note floreali di ginestra e fiori bianchi che prevalgono su tutto. Il sorso rivela vini di corpo, poco caldi e freschi con note sapide accentuate laddove la zona di produzione è in prossimità del mare.
Nella tipologia Colli Pesaresi Rosso il colore assume note granate con l’affinamento ma è governato anch’esso dalla composizione dei vitigni. Spiccano al naso note vinose, richiami di violetta e frutti di bosco. Il sorso è di corpo, caldo e morbido con un tannino ben integrato.

Con un panorama così ampio di tipologie possiamo trovare vini che si adattano bene a momenti conviviali e aperitivi come la versione spumantizzata o vinificata in bianco, ma anche abbinamenti perfetti con piatti di carne bianca, piatti tipici a base di maiale, preparazioni con tartufo e formaggio di fossa.
Neanche da dire l’abbinamento con piatti a base di pesce che possono trovare la tipologia di vino più adatta dal bianco al bianco invecchiato o allo spumante, senza dimenticare il rosato per i piatti particolarmente complessi e con intingoli prelibati anche di salsa di pomodoro.

Una bella varietà, non c’è che dire! E allora avventuriamo alla scoperta di questa parte d’Italia capitale di cultura e di ricchezza enoica, nulla ci deluderà!

massimiliano porri

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