Leggiamo con Pacle

Il devastante "La valle dei fiori" di Niviaq Korneliussen

Lunedì, 03 Giugno 2024

Valentina "Pacle" Orazi

Valentina "Pacle" Orazi

Il devastante "La valle dei fiori" di Niviaq Korneliussen

Da sempre considero la lettura come un mezzo per poter viaggiare in modo low cost in paesi che non ho mai avuto modo di visitare, ma soprattutto che mi permettesse di visitare luoghi immaginari e di vivere vite e storie non mie. Infatti, i libri mi hanno permesso di viaggiare in luoghi come Narnia, la terra di mezzo, Panem, Hogsmeade ed Hogwarts. Perché si sa ogni viaggio ti lascia qualcosa, la visione di un mondo nuovo, la scoperta di nuove culture e modi di vedere, per tanto avevo di conseguenza deciso di parlarvi del libro che ho letto durante il mio viaggio in Giappone, ma nello scrivere la recensione mi sono resa conto che non sono pronta a lasciare quella sensazione di viaggio all’interno del viaggio e quindi ho deciso che è giunto il momento che io trovi la forza e il coraggio di parlarvi del primo libro che ho letto nel 2024, che come avevo accennato sarà l’anno delle nuove scoperte.

Quindi vi porto con me attraverso le pagine di “La valle dei fiori” di Niviaq Korneliussen (edito “iperborea” il cui prezzo di copertina nella versione cartacea è di €18,50, invece nella versione digitale è di 4,99 euro), voleremo insieme in Groenlandia in una nazione che vorrei visitare. Amo il nord Europa per il suo lato selvaggio con i paesaggi incontaminati, le loro tradizioni, la cultura e le leggende. Attraverso queste pagine ci addentreremo dentro una cultura che non riesce a stare al passo della globalizzazione. Questo non solo è il primo libro edito iperborea, ma è anche il primo libro scritto da un’autrice groenlandese, pertanto sotto molti punti di vista è stato una scoperta.
pacle valle dei fiori
“La valle dei fiori” è un libro che mi ha devastato, l’autrice attraverso questa storia è riuscita a dare voce a tutti quei giovani che si sono persi all’interno di loro stessi, a tutti quei giovani che hanno deciso di togliersi la vita, mostra come quest’ultimi vengono abbandonati da un sistema mal funzionante e come la società groenlandese tende a nascondere tutte le insidie legate all’identità e fa finta che queste non ci siano. L’autrice in modo diretto, epico e poetico ha portato alla luce una problematica non indifferente, messa nell’angolo ed ignorata, la quale ha provocato e provoca vittime e non soluzioni e ci mostra come questi nel corso degli anni siano aumentati.

La voce narrante è la nostra protagonista, alla quale non viene dato un nome, questa ragazza vive a Nuuk la capitale della Groenlandia, è una ragazza ribelle, scontrosa e si sente estranea dentro il suo stesso corpo. Fin da bambina questo suo disagio e la ricerca di solitudine la spingono a nascondersi sul Monte Corvo dove abita uno spirito maligno, una leggenda che la nonna le raccontava da piccola. Lei ama e odia la sua famiglia, ha una ragazza Maliina che ama profondamente, ma nonostante questo sentimento forte non ha mai voluto mettere dei paletti alla loro relazione, un pò per la paura di deluderla o di deludere tutti quelli che ama, ma in parte perché crede che una volta definita la loro relazione questa finirà. Lei è una ragazza come molte, con sogni e desideri, pronta a spiccare il volo per trovare quella libertà che desidera, si iscrive all’università della Danimarca, qualcosa tuttavia nel mentre irrompe negli schemi e spinge la protagonista in una spirale sempre più negativa e sempre più opprimente. Con la sua ironia che a tratti è intervallata da una spietatezza ci offre una visione cruda di un sistema che non funziona.

La storia inizia con la nostra protagonista che è in procinto di lasciare la Groenlandia per trasferirsi ad Aarhus in Danimarca, con una serie di eventi tragicomici che sorbiranno nella protagonista una specie di effetto domino, perché quella cena di addio con la sua famiglia servirà solo ad accendere l’interruttore di quel meccanismo distruttivo. Se il viaggio doveva essere un punto di partenza, invece rappresenta un punto d’arresto. Perché la solitudine sarà più accentuata, perché il suo arrivo in Danimarca la farà sentire sola, diversa, si guarda e si vede troppo scura, troppo grassa ed entra in una spirale che la porterà a far del male a lei, ma anche a chi la ama. Se inizialmente questi momenti sono alternati con racconti ironici su come ha conosciuto Maliina, i momenti della sua infanzia che mostrano come lei sia legata alla nonna, la porteranno a chiudersi sempre di più in sé stessa ad isolarsi. Questa sensazione delle pareti che si restringono, dei confini sempre più labili vengono accentuati già dalle prime pagine, perché ogni capitolo riporta un titolo che ci racconta la storia di uno di questi giovani che ogni giorno nel silenzio della società decidono di morire. Lei racconta queste storie, le vive fino al momento in cui una di queste morti sarà indirettamente collegata a lei e a chi le sta intorno, sarà quella morte a condurla alla valle dei fiori, un campo con fiori di plastica, con croci anonime, croci che rappresentano quei giovani che si sono tolti la vita. Cercherà di scoprire il perché di questi gesti, spinta dall’animosità di sentirsi utile, cercherà di analizzarne i numeri e il perché di queste morti.

In quei posti conoscerà un amico della nonna, che le racconta aspetti che ignorava. Ma il peso delle sue bugie, l’odio che nutre per sé stessa, la paura e il senso di disagio hanno l’effetto di uno tsunami che la porteranno verso un crollo psicofisico, si sente abbandonata, non capita, passa da uno stato emotivo ad un altro nel giro di poco come se non fosse più padrona di sé stessa. La voce della protagonista diventa sempre più concitata, sempre più furente e sempre meno razionale. Ma attraverso questa voce l’autrice è in grado di trasmettere e far percepire il disagio psicofisico che la stessa protagonista si trova a vivere.
Il libro è diviso in tre parti: Loro, Tu ed Io e queste parti sono intervallate da capitoli che vanno dal 45 all’1 e se all’inizio pensavo fosse un errore poi nella mia testa ha iniziato a risuonare come un conto alla rovescia.
Nella prima parte racconta indirettamente storie di persone che si sono tolte la vite,
37 ragazza. 15 anni si è impiccata con un cavo elettrico fuori dalla falegnameria”.

Ogni storia è a sé e non è collegata alla vita della protagonista, queste storie intervallano il disagio della protagonista e introducono la sua vita e il rapporto che ha con Maliina, il rapporto che aveva con la nonna e sei consapevole della fine.
“24. Eri una bomba a orologeria. Era come se stessero semplicemente aspettando che riuscissi nel tuo intento. Non potevi essere salvato, ne potevi salvare te stesso, dato che nessuno credeva che ci saresti riuscito”.

Fino arrivare al bivio, nella seconda parte il “Tu” sarà incentrata su quell’unico suicidio che è collegato alla protagonista, se da un lato vedi la protagonista come se avesse ritrovato un motivo per esistere, in realtà la protagonista si estranea ancora di più. Emergono fatti che il sistema sanitario groenlandese tende a nascondere, ma che la valle dei fiori nella Groenlandia orientale ne è testimone, un cimitero nascosto e ignorato da tutti, di come la gente tende a dimenticare ed a giustificare determinati gesti come se fosse il loro destino, come se fosse un motivo per giustificare l’indifferenza.
Ma sarà nella terza parte intitolata “Io” che gli schemi si rompono del tutto, senti tutto il disagio della protagonista, senti le pareti che ti si chiudono intorno e vedi l’indifferenza delle persone.
“Sei in coda, hai il numero 110. Sei solo un numero, un pezzo di carne, un gruppo sanguigno, una cartella clinica”.

La protagonista si dissocia e la razionalità viene a meno, nell’esatto momento in cui si è sentita abbandonata dalle stesse persone che dicevano di amarla.
“Dicevi di vedermi, di capirmi. Vedi quella parte di me che vuole essere amata, che ti vuole amare. Quella parte sta morendo. Mi ami perché sto per morire?”

“La valle di fiori” ci mostra una realtà dei fatti dove niente è come sembra, che ognuno indossa una maschera, che il dolore è una ferita profonda che nessuno vede e che far finta di niente e dare per scontato che dietro un sorriso ci sia felicità serve solo a rendere più profonda una ferita e ad infettarla. Ho trovato il linguaggio e lo stile dell’autrice poetico e sebbene io abbia sempre saputo che la gente non veda al di fuori dei propri occhi e non senta al di fuori delle proprie orecchie ci sono frasi che hanno in qualche modo suscitato in me un effetto domino.
La gente sta a sentire quello che dici, ma nessuno ti ascolta veramente

Sei lì a chiederti, ma se qualcuno avesse dato ascolto a quelle richieste di aiuto, se qualcuno avesse dato importanza a quei disagi, quelle vite sarebbero solo numeri? Solo statistiche? La risposta la si trova nel ruolo della nonna, perché fin dall'inizio ci rendiamo conto dell'importanza di quel personaggio, fin dall'inizio l'autrice ti fa capire che l'unica a comprendere realmente la protagonista è la nonna che non c’è più, ti fa sentire l'affetto che prova e che l'ha condiziona e fino a che era in vita è stata l’unica a tenere insieme i suoi pezzi. Ti fa capire come le vite delle persone siano intrecciate e sebbene sia vero che siamo gli artefici del nostro destino, a volte le vite degli altri ci condizionino in positivo e in negativo. Mi ha ricordato la differenza tra sentire e ascoltare, tra guardare e vedere, che le richieste di aiuto si possono vedere anche dietro un sorriso e che non siamo numeri ma persone e ognuno merita di essere ascoltato.

È un libro che consiglio di leggere, segna un prima e un dopo e il linguaggio diretto ha la potenza di un pugno nello stomaco.
Ora vi lascio con una frase che mi ha colpito, perché non so per quale motivo mi ha fatto pensare alla mia aanaa (nonna):
Se qualcuno ti dovesse chiedere se vuoi andare sulla luna, tu devi rispondere tulukkat qaqortippata (quando i corvi diventano bianchi). Anche quando non ci sarò più, devi dirgli che è un ordine di aanaa, perché tu appartieni a questo posto, qui da me, da noi, appartieni a questo pianeta. È questa la tua casa e non la dovrai mai lasciare”.

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