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La violenza oltre gli stereotipi "Nella Casa dei tuoi sogni" di Carmen Maria Machado

Domenica, 07 Aprile 2024

Valentina "Pacle" Orazi

Valentina "Pacle" Orazi

La violenza oltre gli stereotipi "Nella Casa dei tuoi sogni" di Carmen Maria Machado
Il 2024, mi sono ripromessa, dovrà essere un anno diverso, in cui dovrò uscire fuori dalla mia confort zone e che per tanto dovrò leggere tutti quei libri che da tempo sto rimandando, ma soprattutto vorrei cimentarmi nella lettura di generi che solitamente evito. In questa puntata della “nostra” rubrica vorrei parlare di un libro che ho letto all’inizio di quest’anno, un libro che tratta argomenti che sentiamo molto spesso discutere, ma che mostra alcuni aspetti che generalmente vengono ignorati o che in alcuni casi vengono nascosti. Il libro in questione è un “memoir”, un genere che per me è già di per sé una novità. L’autrice è stata una bellissima scoperta perché attraverso quelle pagine lei si è messa a nudo, perché la storia che racconta l’ha vissuta sulla sua pelle e ha trovato il coraggio di parlarne, in un modo tutto suo. Quindi, oggi vi voglio parlare del libro scritto da Carmen Maria Machado “Nella casa dei tuoi sogni” (pubblicato nel 2020 dalla Codice edizione, il prezzo di copertina è di 17 euro, la versione digitale è di 10,99).

La Machado è un’autrice statunitense, che in queste pagine in un modo poco convenzionale racconta l’abuso psicologico che subì dalla compagna, o come la chiama lei “la donna dei sogni”, ne racconta lo smarrimento e la solitudine. Lei non solo con coraggio ci racconta la sua storia, ma pone anche una riflessione sul memoir. In quelle pagine lei analizza e riflette sul rapporto che ha con la donna dei suoi sogni, una donna bella e carismatica, ma anche instabile e violenta, racconta di come la sua storia e quegli eventi l’hanno resa la donna che è ora. Lei non racconta semplicemente la sua storia esponendone i fatti, ma li va ad analizzare utilizzando analogamente altre fonti, usa storie provenienti dalla cultura pop, usa libri di altri generi, usa fatti realmente accaduti, usa film e anche le favole.
Attraverso queste fonti induce il lettore a riflettere, su aspetti che spesso la nostra società ignora o ci pone nelle condizioni di reputarli irrilevanti. Il lettore è spinto a riflettere perché l’autrice attraverso le sue parole va a smantellare tutti gli stereotipi che ci siamo creati o ci hanno imposto, in parte sulla relazione idilliaca tra donne ma non solo. E per farlo usa dei simboli come ad esempio “la casa dei sogni” e “la donna dei sogni” e tutto ciò sta a simboleggiare tutto quello che avrebbe potuto essere ma invece non lo è stato e non lo sarà mai.

La nostra protagonista è una ragazza, una studentessa, una donna, non diversa da me o da qualsiasi altra persona, lei racconta tutto il suo percorso che l’ha portata ad essere la persona che oggi ha trovato la forza per raccontare la sua storia. Racconta la sua infanzia, ogni fatto che l’ha segnata, ogni libertà che pensava che le fosse stata tolta, fino a comprendere che lei in realtà non è stata mai libera, usando le parole dell’autrice:
“In quel momento fu una fortuna che la decostruzione della porta fosse una violazione della mia privacy e della mia autonomia, ma non un rischio per la mia incolumità. Quando la porta si aprì non accadde nulla. Era solo un promemoria: niente era mio, neanche le quattro mura intorno al mio corpo”.
Racconta come ha conosciuto questa donna, come hanno iniziato la loro relazione, la quale inizialmente era clandestina e poi no. Racconta un sogno idilliaco sulla loro futura vita insieme, il cercare una casa tutta loro. Racconta ogni segnale che avrebbe dovuto allarmarla che invece lei ha voluto ignorare o giustificare, fino a giungere a quei campanelli d’allarme che non è più riuscita ad ignorare, che le ha mostrato i fatti per come erano.
libro nella casa dei tuoi sogni
La Machado ci mostra attraverso altre fonti come in realtà la società in cui viviamo oggi tende a nascondere alcune violenze e ne va ad enfatizzare altre, il suo stile porta il lettore a riflettere su come il nascondere determinati fatti tende ad edulcorare aspetti togliendone anche una sorta di umanità e per far comprendere l’entità di tutto quello che la società non ci mostra usa storie di persone di diversa estradizione sociale, culturale e anche di orientamento sessuale.

Per far capire al lettore l’entità della prigione in cui una persona che si trova a subire una tale violenza, che sia fisica o psicologica, usa metafore. Ma spesso questo non è sufficiente, perché chi non lo ha vissuto non lo può capire e l’autrice in modo del tutto innovativo crea una scena interattiva, dove è il lettore a fare le scelte, ogni scelta che viene fatta ti porta in un vicolo dove devi fare altrettante scelte e sebbene siano diverse tra loro nel lettore permarrà la sensazione delle pareti che si restringono intorno. Quella scena, infatti, serve al lettore per capire il circolo vizioso che si crea in una relazione tossica.
L’autrice ha uno stile di scrittura molto particolare, ci saranno lettori che riusciranno ad entrare in sintonia con lei ed altri no, perché in alcuni punti è calzante e in altri invece lascia correre ed è frettoloso, come se alcuni aspetti non fossero importanti. Ci saranno scene che ti urleranno nell’orecchio, altre che ti lasceranno l’amaro in bocca perché senti che anche se sono piccole cose, sono ugualmente importanti. Per descrivere questa relazione lei usa il simbolo della casa e la definisce la casa dei suoi sogni perché, usando le parole dell’autrice “La gente si innamora di un’idea, anche se non sa che farsene. Anche se sa solo fare la cosa sbagliata”.
Usa il simbolo della casa dei tuoi sogni come un’immagine idilliaca, dove la porta è ben visibile solo dall’esterno, ma dall’interno non è che una prigione dove i confini diventano sempre più labili e la sensazione di soffocamento sempre più opprimente.

Se mi chiedete cosa ho imparato da questa lettura, non saprei cosa rispondervi se non che mi ha insegnato che la perfezione è solo un’illusione, dove chi vive fuori dai nostri vestiti non vede e non vedrà mai. Che nascondere un problema e dargli un nome più che risolvere il problema stesso e classificarlo serve solo per censurare alcuni aspetti. La Machado con la sua penna mi ha ricordato che solo perché non si parla di una cosa non vuol dire che non c’è, che anche noi donne possiamo essere violente e mi ha fatto riflette sulla società in cui viviamo, sui tabù che ancora oggi ci vengono imposti o non vogliamo vedere. Mi ha ricordato che la casa non è un luogo idilliaco, non sono delle semplici pareti con delle porte, dove puoi entrare e uscire quando e quanto vuoi, dovrebbe essere un luogo in cui ci si sente al sicuro, dove ti senti libero. Ma poi sei lì che nel capitolo successivo ti chiedi ma questa casa e questo luogo esistono o è solo delle immagini che i nostri cervelli creano?

Per tutta la lettura, la lettrice che è in me si è chiesta, ma dove è questa casa? Ma chi è questa donna? Perché l’autrice non la chiama mai per nome? E poi perché la chiama la donna dei sogni? Le risposte che mi sono data non sono altrettanto chiare, perché mi piace pensare che lo abbia fatto per togliere quel briciolo di umanità che in realtà questa donna non ha, per fare in modo che il lettore che si trova a vivere una situazione simile o che l’abbia vissuta si identifichi nella sua storia. La scena interattiva, che ha lo scopo di farti sentire all’interno di un labirinto, devo ammettere che è una scena che ho letto e riletto ed ogni volta ho effettuato scelte diverse, ma mi sono sentita sempre come se stessi camminando dentro un labirinto dove ogni volta finivo in un vicolo cieco e mi ha fatto capire come all’interno di certe relazioni si è solo schiavi.

Non è un libro per tutti soprattutto per le tematiche trattate, ma anche per lo stile. Tuttavia, penso che sia un libro che dovremmo leggere tutti, magari a piccole dosi, perché fa riflettere su determinate situazioni, ma un libro che secondo me andrebbe letto almeno una volta.

Ora vi lascio con una frase che mi ha particolarmente colpito:
“A volte ti viene tolta la lingua, a volte te la mordi da sola. A volte vivi, a volte muori. A volte hai un nome, a volte vieni nominata per quello che- e non per chi- sei. La storia è sempre un pò diversa, a seconda di chi la racconta”.

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